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posted: 15.01.2003 @ 23:48

Quattro chiacchiere con... Brian De Palma!!

DiVe Digitali: da Lauren Bacall a Rebecca Romjn-Stamos

SpaM reporting...

 Femme Fatale ovvero quando il cinema può diventare simile al Viagra! E non certo solo dal punto di vista della fascinazione erotica. Anzi. E' proprio il cinefilo a sentirsi esaltato dal talento di Brian De Palma che sembra avere riconquistato una lucidità perduta nel recente passato con film come Mission to Mars e l'eccessivamente apprezzato Mission: Impossible.

 Il regista di pellicole indimenticabili come Gli Intoccabili, Scarface e Carlito's Way torna a dirigere un film con una "piccola" produzione europea in cui Rebecca Romjin Stamos (X-Men, S1m0ne, Rollerball) ha il ruolo di Laura Ash: una tentatrice nata, una bellezza mozzafiato, una "Femme Fatale", ma anche una donna, per sua stessa ammissione, cattiva e marcia dentro. Sette anni dopo una temeraria rapina ad una gioielleria, Laura torna in Francia con una nuova identità. Un paparazzo di nome Nicolas, le scatta una foto mettendo a repentaglio la sua stessa vita...

Quattro chiacchiere con... Brian De Palma!!  Di lì l'opportunità per De Palma di girare un noir dalle implicazioni sorprendentemente metafisiche e dallo straordinario talento narrativo. Un capolavoro per il regista americano che - da me intervistato in occasione della presentazione del film a Roma - puntualizza il suo amore per il cinema, per le belle donne, per i suoi amici registi giovani e meno giovani, e i suoi dubbi verso i cliché che vorrebbero fare di lui una sorta di vate del cinema contemporaneo...

 Mr. De Palma, come fa a rendere delle belle donne, decisamente "bellissime" sullo schermo: quanto bisogna amarle per cogliere il senso estremo della loro bellezza?
 Amo molto lavorare con donne splendide, e ovviamente lo preferisco anche a lavorare con tizi tutt'altro che attraenti e che - piuttosto - mettono un po' paura. Bisogna avere un ottimo occhio. Il tuo gusto personale è molto importante e deve essere simile a quello del pubblico. Alle volte lo è, altre no. Bisogna metterci un po' di intuito, immaginare come riprenderle e quale fotografia le rende al meglio per accentuare i loro lati migliori. Ogni uomo, ogni donna sono diversi e bisogna avere un'ottima sensibilità visiva per massimizzare i risultati.

 Michelle Pfeiffer in Scarface è ancora più bella di quanto lo è normalmente. Ma la devi presentare in maniera tale che l'impressione del pubblico quando la vede sia di sorpresa assoluta. Devi immaginare che quando lo spettatore scorge la tua attrice non deve poterla dimenticare. L'immagine di un'attrice deve imprimersi nella mente del pubblico in maniera indelebile. Esattamente come Rita Hayworth, Lana Turner e Lauren Bacall sono state mostrate da registi che hanno fatto in modo che noi non ce le potessimo mai cessare di ricordare.
 Qual è la "sua" donna fatale? Quella che non ha mai potuto dimenticare?
 Marlene Dietrich ne L'Angelo Azzurro di Josef Von Sternberg. Ognuna di quelle inquadrature è una specie di dipinto. Ognuna di quelle immagini va dritta al cervello di ciascuno di noi!
 Qualcuno ha notato che Rebecca Romjin Stamos sembra non avere il carisma delle "dark ladies" degli anni Trenta. E' una tesi che la convince?
 No, non sono d'accordo. Se Wilder e Hitchcock fossero vivi e attivi come registi oggi, utilizzerebbero le donne come accade anche nella pubblicità. Le loro femme fatales sarebbero nude come lo sono oggi le modelle e avrebbero quel grado di fascino e di bellezza di un'attrice come Rebecca. Il carisma delle attrici nel passato, per fortuna, è salvo nei DVD. Chi dice queste cose si veda solo quelli...
 L'interpretazione di Rebecca Romjin Stamos è molto "ardita". Come si è trovato con lei sul set?
 Fondamentalmente, Rebecca è molto dolce e quindi è stata più che felice di avere l'opportunità di interpretare il ruolo della "cattiva". Si è divertita molto. Abbiamo provato e riprovato diverse interpretazioni e lei si è gettata anima e corpo nella parte, mettendoci tutta se stessa, come nel caso dello spogliarello che ha messo a punto con un coreografo.

 Per quanto riguarda il personaggio di Nicolas abbiamo fatto qualche piccolo cambiamento perché Antonio Banderas è un grande attore, con un repertorio molto vasto e non volevamo che Nicolas risultasse troppo passivo. Abbiamo fatto in modo che il suo personaggio diventasse più attivo, per essere una controparte valida per Laura.
 Femme Fatale è stato accusato di essere un film un po' voyeurista...
 Durante le mie interviste non mi piace sembrare "il professore di cinema", ma questa particolare questione mi obbliga, mio malgrado, a diventarlo: sono alla costante ricerca di strumenti visivi per raccontare le mie storie. Uno degli elementi fondamentali del cinema è l'inquadratura chiamata "soggettiva". Questa non è presente in nessun'altra forma d'arte ed immediatamente restituisce al pubblico le stesse informazioni che ha il personaggio nel film. Ed è questo motivo per cui al cinema si vedono tante inquadrature di primi piani e di punti di vista. Se uno è interessato in una narrazione visiva, utilizza questa grammatica. Questo non ci rende simili al vecchietto che dietro le tapparelle scruta la signora discinta che stira nel suo appartamento dall'altra parte della strada. Questo è, piuttosto, il mio metodo per coinvolgere lo spettatore nella storia che desidero raccontare. E io lo uso ripetutamente nei miei film. E' una pietra miliare per costruire la storia.
 Anche qui - e non solo perché l'inizio di Femme Fatale è ambientato a Cannes - abbiamo un po' di cinema nel cinema...
 Il cinema si basa tutto sull'aspetto visivo; è un arte voyeuristica, il cui obiettivo è spiare le persone che si spiano a vicenda. Nicolas è un ex paparazzo diventato artista che sta lavorando ad un fotomontaggio. Quando Nicolas scatta una fotografia di Laura / Lily per un importante settimanale scandalistico, la mette in serio pericolo a sua insaputa. A quel punto comincia a sentirsi in colpa, il che lo rende ancor più vulnerabile. In un certo senso, quella foto sarà la causa della sua stessa rovina e naturalmente Laura se ne servirà fino a quando le tornerà utile.

 C'è una frase famosa di Orson Welles che dice: "Il nostro obiettivo è catturare il fulmine e metterlo in una bottiglia". Ed è questo quello che facciamo in quanto registi: cerchiamo a tutti i costi di creare le condizioni ottimali per catturare l'attenzione del pubblico, ma non sappiamo mai fino alla fine se l'incantesimo funzionerà.
 Qual è stato il senso della sua collaborazione con Ryuichi Sakamoto per la musica di Femme Fatale?
 Per un po', ovvero sin dall'inizio della sceneggiatura, ho coltivato l'idea che - per tutto il tempo - il personaggio di Rebecca avesse le sue cuffiette con cui ascoltava il Bolero. Poi, girando il film, mi sono reso conto che la musica di Ravel avrebbe sovrastato le altre sonorità che si ascoltano casualmente. Così a Sakamoto ho chiesto di comporre un tema che fosse simile al Bolero, ma che potesse essere interrotto e sovrapposto ad altre musiche di fondo che arrivano nel film casualmente come quella che arriva dal DVD de La fiamma del peccato. La musica doveva essere integrata con la realtà di quello che accade a Cannes durante il Festival e viene reso nel film. Volevo costruire una sequenza molto deduttiva e il bolero era davvero necessario.
 Si può pensare a Femme Fatale come ad una sorta di "sexy Alice nel paese delle meraviglie"...?
 In un certo senso sì. Quando facciamo un film, per noi è sempre un'esperienza originale. Spesso veniamo criticati soltanto attraverso il materiale stampa. I miei film, non vengono nemmeno visti, e la gente è mistificata dalla stampa riguardo a chi sono e quello che faccio. Odio trovarmi in questa o in quella categoria. Personalmente non mi va nemmeno di spiegare Femme Fatale per lo spettatore non troppo astuto che anziché guardare lo schermo, legge la mia biografia... quello che cerco di fare è, invece, tutto lì di fronte agli occhi Ci ho messo decenni ad imparare come fare un film ed ogni volta il mio tentativo è quello di immettere tutti gli elementi appresi nel corso del tempo attraverso le mie esperienze...

 Tento di raccontare storie innovative e lo faccio in maniera chiara. Non mi piacciono i paragoni con i film noir del passato, perché mi sembra che chi fa questo tipo di raffronti stia solo distogliendo lo sguardo dallo schermo. Ogni film è una storia a parte e non è un gioco a premi attraverso cui sottrarre elementi alla visione. L'importante è guardare lo schermo.
 Qual è la sua impressione dell'immagine che di lei circola tra gli addetti ai lavori?
 Sa chi è Brian De Palma? Uno che quando non si trova sul set, passa la vita a guardare in DVD vecchi film noir di grandi maestri, cercando di capire come possa rendere loro omaggio...
Cosa deve fare allora un regista?
 Amare il cinema come tutti e guardare i film come fanno tutti, ma soprattutto guardarsi intorno e provare a fare esperienze sempre nuove da sfruttare per mettere a frutto le proprie idee. Sinceramente, preferisco vivere...
Quindi non aveva nessun autore in mente girando Femme Fatale?
 Non si lasci trascinare da questo cliché... l'unica citazione specifica è all'inizio del film ed è La fiamma del peccato di Billy Wilder. Questa mi serviva per far capire al pubblico che sta per assistere alla storia di una Femme Fatale raccontata in forma di sogno noir. E' qualcosa di molto simile a quello che capita a me quando, ogni tanto, guardo a tarda notte i DVD di vecchi film noir. Pian piano mi addormento e mi trovo proiettato nel mondo di Fred McMurray e Barbara Stanwyck che tentano di ammazzare il marito di lei. Questa è l'unica vera citazione ad un altro film.

 So che voi critici amate scrutare i miei film alla ricerca del tratto caratteristico di altri autori, ma temo che questi si trovino soltanto nell'occhio di chi guarda e non in quello del creatore.
Una sequenza che resta sempre un po' lontana dal resto del suo cinema è quella cosiddetta "western" de Gli Intoccabili...
 E' vero, ma questo perché il mio rapporto con lo spazio "piatto" è un po' difficoltoso. Registi come Stevens e John Ford se si fossero trovati come me in Montana a contatto con delle pianure infinite e le nuvole che scendono all'orizzonte si sarebbero esaltati regalandoci sequenze indimenticabili. Io sono un uomo di città e questi paesaggi non mi dicono molto. Non sono molto ispirato.
 Il suo amico John Landis ha dichiarato: "Sono cresciuto negli anni Cinquanta e Sessanta. Quando io ero piccolo, volere diventare un regista suonava un po' "strambo". I registi della mia generazione come Steven Spielberg, George Lucas, Martin Scorsese, Brian De Palma e Francis Ford Coppola sono un po' una sorta di "rivincita dei Nerds". Noi eravamo i secchioni brufolosi, con lo scotch che teneva insieme gli occhiali che non avevano ragazze, che durante le ore di lezione stavano accanto al proiettore o venivano usati per proiettare immagini, mentre gli altri ragazzi - approfittando del buio - si davano qualche bacetto. Oggi è chic essere un regista, tutti vogliono dirigere un film. E va bene così." Come commenta questa frase?
 John ha ragione: la nostra generazione è quella di registi che hanno studiato alla scuola. Il mio compagno di banco alla NYU era Martin Scorsese che per compito aveva quello di montare un film sul tango. Era il 1963 e tutti insieme siamo arrivati alla Warner Bros. nei primi anni Settanta con film disastrosi. Ci siamo tenuti sempre in contatto creando una specie di alleanza tra di noi. Prima di venire a Roma abbiamo celebrato il compleanno di Martin. E' stato molto bello trascorrere una serata con persone che non vedevo da molti anni...
 Parliamo, invece, dei giovani autori americani. Chi sono quelli che conosce?
 Personalmente li conosco un po' tutti. Con Alexander Payne ho pranzato una volta al Festival di Toronto, mentre con Paul Thomas Anderson ho discusso a lungo grazie all'amicizia comune con John C. Reilly, attore che ho scoperto io per Vittime di guerra e che Paul Thomas utilizza in tutti i suoi film. Credo che i Fratelli Coen siano quelli più originali e da cui è lecito attendersi sempre qualcosina in più. Ma ce ne sono anche molti altri...
Qual è il suo parere sul DVD?
 I Dvd sono la prova che il cinema è entrato in una nuova era. Oggi le scene che giri non sono per una volta nella vita come quando io andavo al cinema da giovane. Oggi il cinema viene realizzato per essere visto e rivisto. Noi cineasti lavoriamo già pensando al Dvd e i nostri film devono avere una profondità che vada ben oltre quella dei contenitori di popcorn. Che senso ha comprare un Dvd se lei non ha nulla da vedere una seconda volta? Solo i film di qualità possono diventare parte di una collezione di Dvd. Anche se ci sono molti film che hanno successo, questi non entrano a fare parte della nostra collezione di Dvd troppo a lungo. Il Dvd marca un po' la qualità che manca al cinema... lei per la sua collezione, per esempio, ha comprato flashdance?
Sinceramente no...
 Ecco quello che volevo dire. Anche se vediamo un film al cinema non è detto che questo entri nelle nostre case...





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