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posted: 23.06.2002 @ 20:09

Stallone parla di... D-TOX e non solo!

Un nuovo Rocky nel mirino dell'attore?

Dr.DVD reporting...

 Sylvester Stallone parla del suo ultimo film, D-Tox, e non solo! Buona lettura...

Questo film era rimasto in sospeso per un paio d'anni - le riprese erano terminate nel maggio del 1999. Che cosa è accaduto?

Stallone parla di... D-TOX e non solo! Si tratta di un film oscuro e cruento e mi rendo conto che può non piacere, ma va bene così: lo capisco. Non vuole essere quel tipo di film che ispira buoni sentimenti. Rappresenta più che altro una discesa negli inferi, incarna i nostri peggiori incubi, un viaggio nella dimensione dell'odio, nella sua più cupa espressione.

Quanto può essere frustrante o deludente quando si lavora sodo ad un film, vedere poi rimandata di volta in volta la data di uscita?

 Una volta finite le riprese del film, la casa di produzione si è mostrata alquanto nervosa riguardo a tutto il progetto. E' un'esperienza molto diversa, molto dura, per cui capisco la loro reazione. Prima di distribuirlo sul territorio, volevano vedere come avrebbero reagito i mercati stranieri, dove regna una mentalità diversa, e penso che sia una buona cosa: la prendo come un complimento. Gli americani infatti hanno un certo modo di approcciarsi ai film che è diverso da quello degli europei, che sono invece più aperti e dai gusti più vari. E' un film difficile da far rientrare in una specifica categoria. E' eroico ma diverso nel suo genere - è un film d'azione incentrato principalmente sulle reazioni del personaggio principale. Egli non ha il controllo della situazione e, fino alla scena finale, si tiene sempre un passo indietro rispetto a quanto accade. Tutta quest'esperienza rappresenta il suo peggior incubo, soprattutto dopo la tragedia iniziale, avvenuta fondamentalmente a causa sua. Non ho mai lavorato in un thriller, a parte I Falchi della Notte, che non era però altrettanto completo. Ma di certo non ho mai lavorato in un film horror. Mi piacciono quei film che ti tengono incollato alla sedia come Memento e Seven, e questo è il motivo per cui ho voluto provare quest'esperienza.

Pensa che l'11 settembre abbia avuto un qualche effetto sul modo di giudicare i film d'azione?

 Penso che ormai l'utilizzo di scene di violenza gratuite sia un qualcosa che appartenga al passato. A parte qualche produttore ribelle, gli studi di produzione non vogliono più star dietro a roba del genere.

Ma ci sono molte scene cruente in questo film, come ad esempio quelle del finale.

 Si, ma sono state aggiunte in seguito. Ho dovuto richiamare Christopher Fulford dall'Inghilterra per girarle.

Quando ha letto il copione, le ha ricordato Shining perché nel film vi sono alcune similitudini?

 Lo spero! Grazie!
 Parlando seriamente... per me questo film rappresenta l'idea di un vero e proprio viaggio che non lascia scampo a nessuno dei partecipanti. Persino il dottore ha dei seri problemi. Tutti quanti si ritrovano immischiati in questa terribile situazione, ed in questo senso è molto realistico. Non è un film rilassante che quando lo vedi dici: "Ehi, cara, andiamo a farci una pizza!".

Eppure ci piacerebbe vederla in un film del genere!

 Veramente? Beh, mi ci avete visto, in Avenging Angelo. Mi è piaciuto quel film. Avenging Angelo è decisamente un film per donne. Non è così completo come What Women Want, perché non avevamo a disposizione un budget di centinaia di milioni di dollari; è sicuramente più modesto, ma mi piace molto. Madeleine Stowe è molto brava nella sua parte e mi piace il messaggio in esso contenuto.

In questo film ci mostra la sua parte più morbida e gentile?

 Pensa veramente che ne esista una? Ha ragione, comunque: è così. Anche se tuttavia lo faccio in un modo subliminale e sottile.

Visto che non può mostrarle i suoi film, sua figlia Sophie, la maggiore, che mestiere pensa che lei faccia per vivere?

 Pensa che sia un giocatore di golf professionista. Ma se veramente volessi guadagnarmi da vivere giocando, morirei di fame! Anche questo è un vero inferno. A dir la verità, ho appena scritto una sceneggiatura sull'ambiente del golf. Non so perché, ma ultimamente continuo a scrivere sceneggiature che so che non verranno mai utilizzate! Ma in questo progetto, così come per il mio ultimo film, ho visto la possibilità di realizzare un grande film, anche se nessuno vorrà mai produrlo. E' un mondo che affascina per il simbolismo che lo sottende. Il golf rende la gente assolutamente fuori di testa. Ho visto grandi manager di importanti compagnie ridotti in esseri tremolanti, spaventati ed arrabbiati di fronte ad una pallina, perché il golf tira fuori ciò che sei veramente. Mette a nudo le tue debolezze così come la tua forza e l'incapacità di essere all'altezza della situazione. E' uno sport incredibile, ed è tutto un gioco di nervi. Questa stupida pallina riesce a ridurre chiunque in un fremente fascio di nervi. Se consentissero l'utilizzo di armi durante le partite di golf, ne verrebbe fuori una vera e propria carneficina.

E' ciò che accadrà nel suo film?

 Sì.

Con il passare degli anni diventa più difficile per lei interpretare questi ruoli d'azione?

 No. Accidenti, no.

Che cosa fa per mantenersi in forma?

 Ho un allenatore personale, Gunther Peterson, veramente bravo nel suo lavoro. Facciamo esercizi con pesi, iniziando con quelli più leggeri per poi passare a quelli sempre più pesanti. Con il passare degli anni si ha la necessità di mantenersi tonici.

Segue anche una dieta?

 Si, ma con D-Tox è stato un incubo. Ho dovuto smettere sia gli allenamenti che la dieta. Quando abbiamo cominciato a girare le scene nella clinica di disintossicazione, la mia forma fisica era pessima: pesavo più di 80 chili. Sarebbe stato poco credibile se il personaggio che interpretavo si fosse presentato alla clinica in forma smagliante, dopo sei mesi passati attaccato alla bottiglia. Ho dovuto rinunciare alla palestra e seguire una pessima dieta.

Quale è stata la cosa peggiore che mangiava?

 Credo proprio siano stati i Twizzlers, quei disgustosi bastoncini alla liquirizia. Ho continuato a mangiarne fino a rovinarmi tutti i denti. Ne avevo a centinaia che mi penzolavano dalla bocca.

Ne mangia ancora?

 No.

Che cosa mi dice del titolo?

 Inizialmente era D-Tox, poi è stato cambiato in Eye See You. Quando Kris Kristofferson arrivò all'aeroporto, infatti, vide l'autista che lo attendeva con un cartello con su scritto D-Tox, e in quel momento Kris pensò che la gente avrebbe potuto dedurne che lui stava per entrare in una clinica di disintossicazione, anche se in realtà lui non tocca bicchiere da ormai dieci anni. L'aneddoto mi ha colpito ed ho pensato: "La gente crederà che questo film parla di alcolizzati". Mentre stavamo girando in Canada, la gente effettivamente credeva che io mi stessi disintossicando: erano tutti preoccupati. Allora ho pensato che De-Tox poteva esser meglio, ma suonava come il nome di un rapper. Eye See You è stata invece un'idea di mia moglie e pensavo che potesse andare bene, ma alla fine hanno deciso di utilizzare D-Tox.


A parte il titolo, ci sono stati altri cambiamenti?

 Il finale si è trasformato in una scena di combattimento e il personaggio principale viene liquidato in un modo che non gli rende onore. Anche altre scene hanno subito delle modifiche. L'idea originale del film - che io ho trovato abbastanza strana - era che non c'era un reale motivo: l'assassino uccideva solo per il gusto di farlo. Va bene, questo lo posso anche accettare, ma perché poi irrompere nella clinica e continuare? Doveva esserci un vero legame tra le cose. Con i serial killer a volte succede che, quando stanno per esser presi, smettono di uccidere, magari anche per anni. Ma questo non vuol dire che sono guariti e non sono più degli psicotici: non vanno fuori ad uccidere solo per non essere catturati. A quel punto cominciano a fantasticare su coloro che li hanno quasi acciuffati e riversano su di loro le loro attenzioni. Si accaniscono su quella persona che ritengono abbia 'rovinato la loro vita', costringendoli alla clandestinità per cinque anni e distruggendoli: e questo è esattamente quello che fa il personaggio del film.

Che cosa ci sa dire circa i vari sequel di Rocky e Rambo di cui si parla tanto, come ad esempio di Rambo in Afghanistan?

 No, Rambo sarebbe veramente troppo. Tuttavia penso che Rocky possa ancora funzionare come personaggio, dal momento che esistono effettivamente persone della sua età che ancora si battono, il che è assolutamente incredibile. Vi sono tre diversi modi per realizzare film sul pugilato. Uno di questi, il più realistico, é lasciare che i pugili combattano, senza intervenire se non una o due volte. In questo modo si possono vedere realmente gli eventi scorrere, come in una danza. Si vedono i corpi ed è possibile guardare al pugilato come ad una vera forma d'arte, tutta incentrata sulla grazia dei movimenti, la fluidità e l'equilibrio. E' veramente difficile riuscire tirare un colpo e al tempo stesso schivarne uno, senza cadere o vacillare.

Quale sarà il tema centrale del nuovo film di Rocky?

 La spiritualità. Si ispira alla figura di George Forman. Le ragioni per cui combattere bisogna trovarle al di fuori di sé, solo così si può trovare veramente la forza per farlo. In poche parole, quando qualcosa diventa un atto altruistico, lo si fa non per se stessi ma per gli altri: lui (Forman) aveva ricominciato a fare pugilato per raccogliere fondi per un istituto di beneficenza. Le sue aspettative quindi erano abbastanza basse, ma i suoi ideali erano molto alti. Non è una questione di soldi. Mi ricordo quando incontrai George Forman durante le riprese di Rocky V nel New Jersey - stavo girando una piccola scena con Tommy Morrison presso l'auditorium della South Orange High School. Era in corso un vero combattimento. Mentre ce ne stavamo andando, la porta della stanza delle pulizie si aprì e vedemmo George Forman che stava lì, tra secchi e scopettoni, a infilarsi i pantaloncini da pugile, pronto per andare a combattere. Non c'era con lui nessun membro dello staff, nessun aiutante, anche se stava andando a battersi per una cifra di $5000. Ne sono rimasto affascinato e da lì le cose hanno cominciato a prender forma. E' iniziato tutto come un gioco, ma funzionava. Laddove difettava in giovinezza e velocità, lo compensava con la sua sicurezza, saggezza e stile. E cosa ancor più importante, sapeva come comunicare. Pensava: "Se perdo, perdo", senza per questo provare alcuna rabbia. Era veramente sorprendente. Mi sono ispirato a questa storia, ma non so se verrà mai realizzata.

Lei ci spera?

 (Tenendo in mano una tazza di caffè) Penso che questa tazza inizierà a camminare prima che ciò possa accadere.

Ha qualche lavoro in serbo con Renny Harlin?

 Perché proprio lui? Ho un buon rapporto con lui, ma i rapporti tra attori e registi sono solitamente abbastanza strani. Spesso, dopo aver lavorato insieme, ci si sente come in un matrimonio - si vorrebbe sposare qualcun'altro. Per questo è difficile vederli lavorare insieme per due, tre, quattro volte. Scorsese e De Niro sono un'eccezione: hanno fatto circa otto film insieme.

Sarebbe troppo per lei lavorare con Harlin per la terza volta?

 Non tanto per me, quanto per lui.

Sembra che D-Tox sia stato molto difficile da girare, è vero?

 Si, è stato estremamente difficile. Era difficile e deprimente, ma questo era lo spirito del film. Non penso ci fosse un singolo momento felice per tutto il film.

Non c'era nessuno che tentava di alleggerire l'atmosfera?

 Ci siamo lasciati andare a qualche scherzo, come mettere dei manichini nei letti della gente. Ho preso uno dei manichini della mia fidanzata e l'ho messo nel mio caravan. Poi sono andato dal mio assistente e gli ho detto che mi ero dimenticato di prendere il copione. Quando è andato, si è visto il manichino che pendeva dal soffitto. Era così verosimile, persino i capelli erano veri. Poi mi è stato detto che uno scherzo simile poteva pure far venire un attacco di cuore. Ce li saremmo portati a casa, ma non li avremmo mai invitati per un appuntamento romantico.

Ha mai praticato la pesca in un lago ghiacciato?

 Chi me lo fa fare di starmene lì seduto al gelo, quando posso comodamente andare al negozio a comprare il pesce? E' una cosa che non ho mai capito.




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