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posted: 25.09.2017 @ 12:31

Due anni di Midnight Factory: l'intervista!

Faccia a faccia con la divisione horror di Koch Media


Davide Z reporting...

 Il Male fatto bene, recita lo slogan che sintetizza la “mission” di Midnight Factory: la possibilità, cioè, di offrire agli appassionati di horror una proposta di qualità, fra uscite cinematografiche e titoli inediti per l'home cinema.

 Sono passati due anni dalla news con cui annunciavamo la nascita di questa costola di Koch Media alla nostra utenza, e quindi possiamo valutare positivamente un'esperienza che ha segnato delle tappe importanti.

Due anni di Midnight Factory: l'intervista!


 Innanzitutto con le uscite cinematografiche, che hanno visto arrivare in sala Babadook, The Green Inferno di Eli Roth, The Neon Demon di Nicolas Winding Refn, It Follows e l'ultimo The Devil's Candy, da poco nei nostri cinema.

 E poi le edizioni digitali di V/H/S, Goodnight Mommy, 31 di Rob Zombie, Red State di Kevin Smith, Yakuza Apocalypse di Takashi Miike, Amer e Lacrime di sangue: un ensemble che dimostra la voglia di alternare nomi importanti a nuove scoperte, non adagiandosi sui risultati sicuri.

 Il bello, infatti, è che anche a scandagliare le proposte più "piccole", troviamo titoli interessanti come il divertente Zombeavers e l'affascinante Honeymoon, segno di come le scelte non vengano fatte a caso.


 
 In definitiva America, Austria, Francia, Giappone, Australia: un po' tutto il mondo è rappresentato da un catalogo eclettico e che ha il merito di non invadere il mercato con foga, ma di presentare anzi i film con i giusti tempi.

 Il passo successivo è entrare più in profondità nel progetto, al di là dei lanci stampa relativi alle singole uscite, per capire meglio come si è lavorato e come si intende continuare a "fare bene il Male" anche in futuro.

 Per questo motivo abbiamo voluto sentire la "viva voce" dei responsabili: Manlio Gomarasca, direttore artistico di Midnight Factory e critico cinematografico, che conoscerete anche come fondatore e capo redattore della rivista Nocturno Cinema. Con lui anche Alessandro Bonetti, Production & Planning Manager Homevideo di Koch Media e Midnight Factory.

 Quella che vi andiamo a proporre oggi è quindi un'altra delle nostre interviste-fiume, divisa in tre parti: una introduttiva sulla mission di Midnight Factory, una sulle edizioni home video e una sulla collana dei classici inaugurata da Zombi. Come sempre si spazia fra gli argomenti a 360°, dai successi ai punti più controversi relativi all'appena citato Zombi (una vicenda che poi fortunatamente si è conclusa per il meglio).
 
 Anche stavolta, non resta che augurarvi buona lettura :-)
 
Sommario...
 . Introduzione
 . Parte 1 – L'orrore, l'orrore...
 . Parte 2 – Home cinema: il tunnel degli orrori
 . Parte 3 – Orrori futuri: Non si batte il classico!
 


 Si comincia con...


Parte 1 – L'orrore, l'orrore...

Ciao Manlio, ciao Alessandro e benvenuti su DVDWeb. Per iniziare, raccontatemi com'è nata Midnight Factory e come siete stati coinvolti nel progetto.

MANLIO GOMARASCA: È partito tutto dall'incontro con Umberto Bettini, Country Manager della divisione italiana di Koch Media (che è una società austro-tedesca). Una persona estremamente illuminata per quanto riguarda le nuove strategie di mercato, e con un'apertura mentale a 360°: l'uomo ideale, quindi, per creare in Italia qualcosa di diverso. Con lui abbiamo iniziato a sognare una collana dedicata al cinema horror per il nostro mercato, qualcosa che non fosse episodico, ma che avesse alle spalle un pensiero, nel bene e nel male. D'altra parte, con la mia esperienza nei festival di Roma e Locarno, dove facevo parte del comitato di selezione occupandomi spesso della programmazione di mezzanotte, e in quelli di Sitges o Neuchatel, specializzati nel cinema fantastico, avevo chiara la situazione mondiale del genere e ho potuto così mettere la mia competenza a disposizione di quest'idea.

ALESSANDRO BONETTI: Ho sempre avuto due passioni forti nella mia vita, il cinema e i videogame. Per dieci anni ho lavorato in Blockbuster dove mi sono occupato del marchio Game Rush, dedicato appunto ai videogiochi e che è diventato il primo concorrente di GamesStop per l'Italia. Mi occupavo di analisi di mercato, sia sui videogame che sull'usato per i film, gestivo la compravendita, il prezzo di ritiro, il prezzo al pubblico, il confronto tra nuovo e usato. Una volta conclusa quell'esperienza, per un paio d'anni mi sono occupato di organizzazione di eventi e attività di PR, finché non si è presentata questa nuova occasione. Umberto Bettini e Stefano Traversari (che oggi è il mio capo nel Dipartimento Homevideo in Koch Media) erano infatti miei colleghi in Blockbuster e mi hanno coinvolto in questo ambizioso progetto.


 
In uno dei video presenti sul canale YouTube di Midnight Factory, si dice che, prima di nascere, il marchio "a lungo ha operato nell'ombra, a fari spenti, facendosi le ossa": che significa?
 
AB: Midnight Factory è partita ufficialmente nel Luglio del 2015 con l'uscita nelle sale di Babadook e la proposta in home video di Piranha DD e Backcountry. Ma il progetto nasce ovviamente prima, nell'Ottobre del 2014, quando abbiamo iniziato uno scan del mercato, preparato i materiali virali per la pagina Facebook, portato avanti la parte digital, e approntato così tutti i presupposti per il lancio vero e proprio. Abbiamo fatto un'opera di teasing di un mese, in cui ogni settimana postavamo un video senza far capire di cosa stessimo parlando, ma sempre a tema horror, per poi, a Luglio, svelare il progetto e lanciarlo. Midnight Factory essenzialmente è un fiume in piena che viene alimentato da tanti affluenti diversi, perché c'è la parte theatrical, quella home video e, nel dettaglio, Manlio si occupa della parte artistica, quindi selezione dei titoli, scelta del prodotto e tutto il collegato. Io invece sono più focalizzato sulla realizzazione fisica delle uscite, ovvero grafica e contenuti speciali delle edizioni home video.
 
MG: Sì, una volta constatato il feeling con Umberto e la bontà del progetto, abbiamo approntato una strategia che prevedesse la suddivisione tra film per la sala e altri per l'home video. La divisione non va intesa in termini strettamente qualitativi, il punto è capire la destinazione dei prodotti a seconda del momento. Per esempio: The Devil's Candy, di Sean Byrne, uscito da pochissimo, è arrivato nel momento giusto perché non ha ancora avuto una distribuzione internazionale molto vasta ed era quindi in grado di sostenere l'uscita in sala. La prova è che, pur uscendo in una "lunga estate calda", che ha visto nelle nostre sale una decina di horror, è stato il terzo più visto e siamo per questo soddisfatti. Al contrario, quando abbiamo a che fare con altro tipo di prodotto o con film che sono meno d'attualità, si può pensare a una distribuzione per il solo mercato dell'home cinema. A questi si affianca poi la linea Midnight Classics, dedicata ai grandi titoli del passato, che è stata inaugurata da Zombi.
 

 
Approfondiamo un attimo la "filosofia" di Midnight Factory e come influenza la vostra scelta dei titoli.
 
MG: Midnight Factory ha un grandissimo vantaggio: da un lato tenta degli esperimenti cinematografici che tengano conto sia delle esigenze del mercato, che della qualità effettiva dei singoli film; e poi cerca di portare avanti il discorso dell'home video - che generalmente viene considerato minore - presentando un'attenta selezione di titoli. Cerchiamo film che riteniamo abbiano dei punti di forza, piuttosto che accontentarci di prodotti che non conosciamo, da buttare alla cieca sul mercato, magari perché fanno parte di un pacchetto. Il problema che si pone con molte distribuzioni, in fondo, è che chi vi lavora non sa assolutamente cos'ha tra le mani. Noi lo sappiamo, per l'esperienza che ho spiegato prima, e quindi si può non essere d'accordo sulla valutazione del singolo film – che lo spettatore può trovare più o meno bello – ma di sicuro la linea poggia su un progetto coerente che permette di instaurare un dialogo onesto. Possiamo dire di tutto su un film come Babadook – che ritengo non sarebbe mai arrivato in Italia nelle normali condizioni di mercato - ma sicuramente possiede dei motivi d'interesse che lo rendono difendibile a 360° e il pubblico lo ha premiato con un incasso record al botteghino.
 
Ma quindi è possibile scegliere i singoli film, o si è costretti a comprare un pacchetto?
 
MG: Una volta era così. Il cinema horror, negli anni passati, era inserito in pacchetti, anche perché le dinamiche erano diverse e nessuno aveva pensato di creare una label specifica per questo genere. Così, si comprava un film importante per l'uscita in sala, e nel pacchetto c'erano anche degli horror che nel corso degli anni venivano spalmati in sala o in DVD, a seconda delle opportunità del mercato. Midnight Factory ha cambiato completamente questo tipo di approccio: noi scegliamo il film horror singolarmente e lo compriamo. Alla fine non è che cambi molto a livello di acquisizioni e prezzi, cambia invece la consapevolezza che si ha del prodotto. Questo secondo me fa la differenza. In questo modo abbiamo potuto far uscire titoli sperimentali come Amer, Lacrime di sangue, The ABC's of Death, muovendoci in percorsi difficili che secondo me nessun altro avrebbe affrontato.


 
Considerata la vostra visione a 360° del panorama internazionale, quale valutazione date dell'attuale scena del cinema horror?
 
MG: La scena è complessa: innanzitutto ci sono i prodotti delle major, che fanno parte di una dinamica di distribuzione internazionale, che va quindi al di là del singolo mercato. Un esempio al momento può essere rappresentato da IT, tratto dal romanzo di Stephen King, sul quale si stanno concentrando tante attenzioni in rete. Questa dinamica, da un lato offre ampie possibilità di incasso, perché appunto l'uscita è spalmata su più mercati, ma per contro costringe a stare dentro determinate regole che sono standardizzate per tutti i paesi: il film non può essere considerato offensivo in Corea del Sud e accettabile in Italia, con il rischio magari di scontrarsi con la censura in Germania. Deve essere, insomma, un prodotto omologato. Poi ci sono gli indipendenti, che hanno la possibilità di scegliere il prodotto che per il loro mercato può essere più o meno funzionale. Ribadisco che il discorso va al di là della semplice questione qualitativa legata al singolo film: è un problema di scelte fra un prodotto libero e uno che decide di far parte di un sistema internazionale omologato. Noi abbiamo la libertà di poter scegliere i nostri prodotti, ragionando anche sulla destinazione tra sala e home video: possiamo quindi sperimentare e non subire il limite degli obblighi censori. Possiamo naturalmente anche sbagliare e ce ne assumiamo nel caso le responsabilità, ma in ogni modo la sfida che ci si presenta è senza dubbio più affascinante.
 
Questo per ciò che riguarda un livello che possiamo definire “di mercato”. Dal punto di vista artistico, invece, la scena è stimolante, offre nomi interessanti?
 
MG: Assolutamente sì. Facendo un confronto con il passato, negli anni Ottanta siamo stati testimoni di un cinema horror assolutamente scellerato, che andava da Lucio Fulci a Jorg Buttgereit, a qualsiasi altro tipo di situazione. Poi sono arrivati gli anni Novanta, terribili e afflitti da un'autocensura frustrante: vedere un horror era come assistere a un film porno tagliato, non c'era una goccia di sangue! Dopo l'11 Settembre, invece, tutto è cambiato di nuovo e oggi è possibile realizzare il film che si vuole. Un'opera che ha creato molta polemica, di un regista che è anche un caro amico della Midnight Factory, è 31 di Rob Zombie. Un titolo così, negli anni Novanta, non si sarebbe potuto fare! Oggi siamo addirittura talmente viziati dalla proposta che possiamo anche permetterci di snobbarlo, il che va benissimo, beninteso, anzi, adoro il fatto che abbia creato tanto dibattito! A livello artistico ci sono quindi film belli e brutti, ma l'aspetto importante è che c'è la possibilità di farli. Perciò siamo fortunati e questa consapevolezza, per chi ha studiato e conosce la storia del cinema horror, permette di fare un'analisi più dettagliata rispetto all'arida scelta di mercato fra ciò che fa soldi e ciò che non lo fa (che poi è sempre relativa). Ancora una volta è importante sapere di cosa si sta parlando.
 
Una curiosità: come mai per 31 si è scelta la strada dell'home video e non della sala, considerando l'importanza del nome del regista? È vera la voce che lui stesso non vuole che esca nei cinema?
 
MG: Rob Zombie è stato scottato da Le streghe di Salem, che pure trovo uno dei suoi film più interessanti e personali – fermo restando che il suo capolavoro resta La casa del Diavolo. Subito dopo ha deciso di fare un film per i fan, prendendosi tantissime libertà, pur nei limiti di un budget molto più limitato rispetto a quelli che la Lionsgate di solito gli metteva a disposizione. Non so, quindi, se per questo motivo lui abbia pensato a distribuzioni diverse da quella cinematografica, escludendo a priori la sala. Anche perché, va aggiunto che le vendite del film hanno dimostrato che il pubblico interessato è più ampio della cerchia dei soli fan, smentendo quindi le previsioni iniziali. L'esclusione della sala rientra poi in una dinamica più complessa: anche se oggi è possibile fare il film che si vuole, persiste in Italia una pesante forma di censura, la stessa – per capirsi – che ha marchiato The Green Inferno con l'ingiusto divieto ai minori di 18 anni. Un simile divieto, non solo preclude il passaggio tv, ma la programmazione dei multiplex relega automaticamente il film agli spettacoli dalle 22:30 in poi. Sei, insomma, privato di alcuni spettacoli fondamentali e quindi di una fetta di pubblico, e devi indirizzarti solo ai matti appassionati come noi, disposti a fare la trasferta al cinema nel giorno e negli orari indicati, mentre sappiamo che l'utenza generalista non si comporta così. 31 rischiava di prendere un simile divieto e quindi rendeva difficile l'uscita in sala. L'home video ci ha dato comunque grandissime soddisfazioni e molti festival ci continuano a chiedere di poterlo proiettare.
 
Quali sono, quindi, i limiti del mercato italiano in termini di “visibilità” e di contenuto “estremo” dei film?
 
AB: Fino a qualche anno fa la situazione era molto più difficile, ma con il passare degli anni e il continuo bombardamento mediatico cui siamo sottoposti, il senso del pudore si è abbassato e, di conseguenza, la censura su questi prodotti è diventata un po' più tollerante. Secondo me la cosa più importante è costruire una buona operazione di marketing che permetta di far capire l'oggettivo valore di un'opera. Se volessimo citare un film che non fa parte del nostro catalogo, ma che è abbastanza esemplare del concetto di "cinema estremo" potremmo prendere The Human Centipede: è sicuramente un prodotto molto crudo e con un'idea molto estrema, ma secondo me è anche un capolavoro, dotato di un suo fascino artistico. Quindi il confine lo si può spingere quanto si vuole, basta che ci sia un'oggettiva qualità del titolo e che si riesca a far passare il concetto che non è solo sbudellamento fine a se stesso, ma che si tratta di una provocazione sulle paure di tutti noi.
 

Parte 2 - Home cinema: il tunnel degli orrori
 
In base alle vostre analisi, com'è strutturato oggi il mercato italiano dell'home cinema? Un'etichetta come la vostra, dedita all'horror, in che condizioni si muove?
 
AB: Siamo sicuramente dell'idea che ormai il mercato è orientato su due estremi: da un lato edizioni molto basiche, che offrono al consumatore un'esperienza legata semplicemente al disco in confezione semplice, per poter vedere il film. Dall'altro, invece, una nicchia più esigente: è fondamentale notare come, in base alle nostre vendite, il consumatore horror risulti molto attento, tecnologico e sensibile alle edizioni speciali. Infatti, se in Italia lo split generale del mercato si assesta su percentuali che vedono il 70% orientato al DVD e il 30% al Blu-Ray, per questo tipo di pubblico siamo invece vicini alla parità fra i due supporti: 50% per il DVD e 50% per il Blu-Ray. La politica di Midnight Factory, di conseguenza, prevede sempre l'uscita in entrambi i formati, con due Limited Edition al mese, e un pack molto curato che comprenda una slipcase cartonata o Steelbook nel caso di uscite particolari, come è stata quella di The Neon Demon, una delle più apprezzate di tutto il 2016. Poi dipende dai titoli: nel caso di Zombi, che è stata la nostra uscita più importante, abbiamo realizzato un'edizione a 6 dischi, cartonata, con card interne e un corredo che è stato apprezzatissimo. Più in generale, come Koch Media, presidiamo molto bene due settori, quello dell'horror, appunto, e quello degli anime grazie alla partnership con Yamato Video, che ci ha permesso di realizzare edizioni molto apprezzate dai collezionisti.


 
MG: Oggi, nell'epoca in cui tutto è gratuito e reperibile online, sei disposto a comprare solo se il prodotto ti offre qualcosa di diverso dal semplice film, e diventa così un vero e proprio oggetto da collezione. La sfida non è solo quella di farti vedere Zombi come non l'hai mai visto – cosa che comunque sarà compresa nel corredo grazie ai nuovi master che useremo e ti andremo a presentare – ma anche di darti un oggetto unico. Io non voglio parlare solo al pubblico mass market, che compra il DVD in offerta nei cestoni e poi magari il film neanche lo vede. Un pubblico che con l’avvento di internet penso vada sempre più assottigliandosi. A noi interessa invece attrarre il collezionista, e fargli capire che facciamo parte della stessa “setta”, che siamo un gruppo di persone che credono nella qualità e la sostengono - quindi qualcosa che comprenda il film rimasterizzato, un ricco corredo di extra e, dove possibile, anche una confezione particolare, per allargare così le maglie dell’utenza.
 
Quanto è possibile, però, "osare" sul mercato italiano in termini di spettacolarità delle edizioni? Per fare un esempio concreto: un cofanetto come quello che ha creato la Arrow per la saga di Phantasm (con tanto di replica della sfera) sarebbe tecnicamente possibile da noi o è una sfida cui si rinuncia già in partenza perché il mercato non l'assorbirebbe?
 
MG: Inizio col risponderti che conosciamo bene la Arrow, come anche la Shout Factory: sono nostri amici e c'è stima reciproca. E conosciamo anche le dinamiche di un mercato globale dove alla Arrow sta per rispondere la Francia, paese in cui uscirà lo stesso cofanetto di Phantasm, ma con un getto d'aria che mantiene sospesa la sfera. E io, da collezionista, ho comprato il cofanetto Arrow, ma comprerò anche quello francese, e nel frattempo noi di Midnight Factory abbiamo comprato i diritti della serie per l'Italia (quindi aspettatevi belle sorprese). Il limite del mercato italiano sta nel quanto bene fai il tuo lavoro.
 
AB: Ammiriamo tantissimo realtà estere come la Arrow, che è ormai una pietra miliare dal punto di vista delle edizioni, e il nostro obiettivo è crescere e fare altrettanto bene. Naturalmente tutto è proporzionato all'importanza del titolo: più è conosciuto e si porta dietro un'iconografia (come può essere appunto la sfera in Phantasm) e più l'ipotesi diventa interessante. Nel nostro piccolo abbiamo voluto fare una cosa del genere con 31 di Rob Zombie, dove abbiamo inserito le card con i villain del film all'interno della confezione, una mossa che è stata molto apprezzata. Ogni personaggio aveva infatti una sua caratterizzazione e abbiamo potuto usare questo aspetto sia nel prodotto vero e proprio, che come leva social, pubblicando su Facebook ogni settimana un'immagine del cattivo con le sue caratteristiche. Poi, dato il mio compito, più orientato alla vendibilità del prodotto, posso sottolineare che curiamo sempre molto il packaging.
 

 
Quali sono stati gli highlight del vostro catalogo?
 
MG: La più grande scommessa per quanto mi riguarda è stato sicuramente Babadook, che ha ottenuto dei risultati incredibili, considerando il fatto che quando è arrivato in Italia era già disponibile sui mercati internazionali da quasi un anno e mezzo. Babadook ha dimostrato come il prodotto horror di qualità, privo di grossi nomi di richiamo, peraltro australiano e neanche americano, e vecchio di un anno e mezzo, se proposto sul mercato nella maniera corretta e con il giusto sostegno può fare effettivamente la differenza. Subito dopo c'è Zombi, che ha rappresentato la possibilità di dimostrare come lavorando in maniera intelligente e con passione su un prodotto comunque datato, sia possibile risvegliare l'interesse nella gente. Torniamo ancora una volta al concept generale: una serie horror come questa non la si crea con un'idea estemporanea, ma con un progetto ragionato che unisca cuore e conoscenza.
 
AB: Oltre a questi due titoli citati da Manlio direi principalmente quelli legati a un'uscita cinematografica: The Green Inferno, The Neon Demon e Sinister 2. Io poi adoro 31 perché è un'edizione fantastica che sta vendendo bene e che ci ha fatto avere tanti complimenti. In generale non ci sono comunque titoli di cui sono scontento. Ovviamente la qualità della collana non è uniforme, ma in termini di packaging e risultati finali, messi insieme tutti i titoli fanno la loro bellissima figura e possiamo ritenerci soddisfatti.
 
Fra le vostre edizioni speciali sono particolarmente legato a quella di V/H/S perché è una trilogia che adoro.
 
AB: La Limited è stata fatta a forma di videocassetta ed è stata un bel progetto: ha fatto degli ottimi numeri e sta vendendo molto bene anche la standard edition. Siamo soddisfatti del risultato di quello, come anche di The ABC's of Death e delle altre antologie horror: sono titoli a cui teniamo particolarmente perché sono stati richiesti tanto e siamo contenti di aver soddisfatto i clienti che ci hanno scritto a riguardo.



 
Poi c'è The Neon Demon: come mai si è deciso di mettere tutti gli extra solo nella steelbook e non anche nelle altre edizioni?
 
AB: Poiché siamo una casa austro-tedesca, capita a volte che si acquisti un titolo per la Germania e per l'Italia e così abbiamo a disposizione sia extra tedeschi che nostri. Con The Neon Demon è successo proprio questo. Il primo disco contiene il film e una parte dei contenuti speciali, mentre il secondo con ulteriori extra è stato riservato alla Steelbook per renderla unica, e infatti è indicata come Ultra Limited Edition: i contenuti in questo caso uniscono il materiale che avevamo a disposizione fra noi e la Germania. L'edizione principale presenta comunque sempre degli extra interessanti. La collaborazione con Manlio è stata molto importante perché fra le sue amicizie ha anche dei personaggi di spicco, come appunto Nicolas Winding Refn, che ci ha concesso un'intervista esclusiva a Venezia presente solo nella nostra edizione, non c'è in nessun'altra al mondo! Ci teniamo a rendere le edizioni sempre più speciali per superare il limite fisiologico della pirateria: se riesci a offrire al consumatore finale un prodotto unico, con bonus che non si possono trovare altrove, hai sicuramente un incentivo per le vendite.
 
Visto che l'abbiamo tirata in ballo, quanto la pirateria incide sulle scelte dei film?
 
AB: Per avere il polso della situazione, e poter eventualmente correggere il tiro, abbiamo effettuato scan di tutte le community e le fanbase su Facebook e su Internet. In questo modo abbiamo identificato due tipi di consumatori pirata: quello che vuole soltanto vedere più horror possibili, che non è interessato a collezionare e non ha un budget che gli permetta di comprare tutto; e il collezionista che utilizza la pirateria come una “prova d'acquisto”: vede il film e poi, se gli piace, lo compra. Questo per noi è molto importante perché i nostri film sono selezionati in base a criteri di qualità. D'altra parte, come si diceva prima, Babadook è arrivato da noi quasi due anni dopo la sua uscita: era quindi già disponibile attraverso i circuiti della pirateria, ma è stato comunque uno dei nostri più grandi successi, e il passaparola positivo ne ha favorito l'acquisto. Poi in quel caso abbiamo anche realizzato l'edizione speciale che replicava una pagina del libro pop-up e questo ci ha aiutato molto con le vendite. Quindi la pirateria è un problema oggettivo, ma può diventare anche un punto di riflessione per capire che l'utente intelligente ha bisogno semplicemente di horror di qualità, che poi è l'obiettivo di Midnight Factory.


 
Mi pare comunque che sul progetto ci sia molta attenzione da parte della comunità degli appassionati, oserei dire quasi “di affetto”, lo si nota anche dalla pagina Facebook.
 
MG: È stata premiata l'idea di fare qualcosa di diverso: possiamo anche valutare gli altri esperimenti tentati altrove, ma non riesco a trovarne uno che abbia portato avanti il progetto in una maniera se vogliamo anche rischiosa come ha fatto Midnight Factory. Quando ci siamo messi a discutere dell'idea abbiamo costruito un decalogo, che poi è la promessa inserita in tutti i nostri DVD, che ci permette di mantenere una certa lucidità di approccio. Quindi il film deve avere avuto una serie di passaggi in festival più importanti (e sappiamo quali sono, anche qui nulla è lasciato al caso, parliamo di realtà come Toronto, Venezia, Cannes, Sitges, Neuchatel, Straburgo eccetera); deve avere alle spalle una serie di personaggi che possano giustificare le operazioni – e abbiamo avuto artisti come Rob Zombie, Eli Roth o Nicolas Winding Refn, che al di là dei film proposti hanno creato dei momenti importanti nella comunità horror. Quindi il pensiero è supportato da una serie di elementi oggettivi che non rendono un film bello o brutto, ma sicuramente creano una possibilità di discussione che in altre situazioni non c'è.
 

Parte 3 - Orrori futuri: Non si batte il classico!
 
L'abbiamo citata in apertura, approfondiamo ora la linea Midnight Classics.
 
MG: Fin dall'inizio abbiamo pensato che alla proposta di prima visione andasse affiancato qualcos'altro, anche perché, per la mia esperienza con Nocturno, lavoro molto con il cinema del passato. Così è nata la linea “Midnight Classics” dedicata al cinema della Golden Age dell'horror, ma in una nuova chiave tecnica, con restauri HD 2K e 4K. Anche qui abbiamo avuto subito le idee chiare e sia io che Umberto Bettini volevamo che il primo titolo fosse Zombi. Poiché sono legato da un rapporto d'amicizia molto stretto a Nicolas Winding Refn, gli ho parlato dell'idea e lui è stato talmente entusiasta da voler sponsorizzare l'uscita, entrando attivamente nella fase di restauro e delle scelte grafiche e di contenuto. Da lì è partito il tutto, fino ai risultati che sappiamo, con la presentazione a Venezia con Nicolas e Dario Argento e l'uscita in Blu-Ray UHD 4K. Un lavoro sul quale abbiamo investito economicamente, quindi non la classica situazione in cui si acquisisce un master lavorato altrove.


 
A proposito di Zombi, però, si è presentato un problema con la tiratura su uno dei dischi, che avete poi sostituito. Vorrei un vostro commento in proposito.
 
AB: Sì, c'era stato un problema di compressione su uno dei blu-ray dell'Argento's Cut, che è la versione principale della nostra edizione. Così abbiamo aperto un indirizzo email cui scrivere per le richieste di sostituzione. Allo stato attuale abbiamo già effettuato tutte le sostituzioni di chi ha richiesto il nuovo disco e ora stiamo coprendo quelle internazionali. Dal punto di vista della professionalità abbiamo dimostrato massima attenzione per il cliente, anche laddove si poteva considerare il problema limitato a una nicchia di clienti molto tecnologici. Voglio dire che solo i possessori di impianti particolarmente potenti (videoproiettori o schermi molto grandi) erano in grado di rendersi conto della differenza fra l'edizione fallata e quella corretta. Ma sappiamo che quelli sono i nostri consumatori più esigenti e quindi ci è sembrato doveroso mettere mano al disco e crearne uno sostitutivo. Queste procedure non sono semplici, dalla segnalazione del problema alla realizzazione del nuovo disco con relative sostituzioni sono passati dei mesi, in cui abbiamo comunque dovuto tranquillizzare la fanbase per far capire che avremmo mantenuto la promessa di sostituzione dei dischi. Quando poi è arrivato il momento, gli appassionati ci hanno fatto i complimenti attraverso decine e decine di mail per non averli lasciati soli, lodando anche la nuova edizione che è assolutamente impeccabile. Questo incidente per noi ha quindi costituito anche un consolidamento d'immagine. Quando sbagli devi avere l'umiltà di riconoscere l'errore e di porvi rimedio.
 
La nostra utenza che non ha ancora comprato il film (perché aspettava la risoluzione del problema) ci chiedeva se c'è un modo per distinguere l'edizione corretta da quella fallata.
 
AB: Il problema è stato risolto in questo modo: abbiamo inviato le versioni corrette a chi ne ha fatto richiesta. Nello stesso tempo abbiamo sostituito i dischi nelle copie che si trovano nei nostri magazzini e che devono ancora essere smerciate. A metà Ottobre uscirà l'edizione standard Blu-Ray, che è attualmente in fase di stampa e sarà pure a posto. Il punto interrogativo resta aperto sullo stock di prima immissione ancora sul mercato, quello, per capirci, che si può trovare nei negozi. Purtroppo su quello non possiamo agire, dall'esterno non c'è modo di capire se il disco è quello buono o meno, bisogna aprirlo e controllare. Di sicuro, chiunque acquisterà il prodotto, se nota il difetto potrà sempre farselo cambiare. Aggiungo, in ogni caso, che lo stock di prima immissione è stato venduto quasi tutto, quindi ritengo che la percentuale di copie difettose in giro sia comunque molto bassa, direi intorno al 20%.
 
Cosa prevede il futuro dei classici?
 
MG: La grande sfida è cercare di capire come lavorare con questo tipo di prodotti. Non voglio comprare sempre Non aprite quella porta nelle varie edizioni americane, come ho fatto nel corso di tutta la mia vita. Voglio capire perché la Midnight Factory non possa costruire un prodotto originale e di successo nel nostro paese, considerando che gli extra li possiamo fare, perché conosciamo gli attori e i registi e abbiamo le persone in America che ci possono supportare, in modo da competere con le edizioni citate. Quindi secondo me il più grande obiettivo dei prossimi anni è di sviluppare la parte Classics, su cui i fan vogliono confrontarsi.


 
Non aprite quella porta, in effetti, è un titolo fondamentale che non dovrebbe mancare sul mercato italiano. Sarebbe bello anche vederlo al cinema! Citarlo, poi, non può non farci tributare un pensiero alla recente scomparsa di Tobe Hooper.
 
MG: Posso solo dirti che ci stiamo lavorando. E non solo su quello, anche sul secondo capitolo, nella versione integrale mai vista in Italia e che sarebbe bello riproporre. Ci piacerebbe anche importare Djinn, l'ultimo film di Tobe Hooper, ma nella versione che voleva lui, non in quella circolata in America. Le possibilità quindi non mancano, e fra le prossime sorprese della Midnight Classics ci saranno sicuramente degli omaggi ai grandi maestri del cinema dell'orrore purtroppo recentemente scomparsi, come Tobe Hooper, appunto, e ancora George Romero.
 
AB: Approfondire i classici mi sembra un percorso fisiologico. Fra le nostre promesse c'è sempre stata quella di portare i grandi classici e dopo aver fatto numeri incredibili su Zombi mi sembra doveroso. Un film classico può attirare una fanbase più ampia e rispondente, quindi una special edition parla anche a un pubblico più grande d'età e con un potere di spesa più ampio. Gli over 30 sono il nostro zoccolo duro perché hanno una coscienza filmica importante e un potere di spesa più elevato, che può permettersi di comprare edizioni a prezzi più importanti.
 
Fra i vostri obiettivi dichiarati c'è anche far tornare i classici al cinema, dopotutto.
 
MG: Sì, noi di Midnight Factory siamo grandi sostenitori delle riedizioni in sala, credo che un film si riesca ad apprezzare veramente soprattutto sul grande schermo, possibilmente in lingua originale. Uno degli esempi più importanti che abbiamo portato avanti in questo senso è stato Zombi, che per tutta una serie di motivi non siamo riusciti a distribuire in sala nel circuito “normale” degli eventi, ma che ha vissuto una vita spettacolare. Dopo il passaggio a Venezia, il film è passato almeno in una quindicina di festival, solo in Italia. Il fatto, poi, che la nostra versione sia stata la prima a proporre il film in 4K ci ha permesso di ricevere richieste da praticamente mezza Europa. Così abbiamo fatto un evento a Sitges, un altro a Strasburgo, tutto con una produzione che partiva da noi. In questo senso torno a rispondere alla domanda di prima sui limiti del mercato italiano: la Arrow vende in tutto il mondo, nasce come società inglese, poi apre una filiale in America e lì cerca di ampliare il suo mercato, ma vende comunque in Germania, in Francia, in Svezia, grazie al mercato allargato di internet. Perché noi non potremmo fare lo stesso? Se la gente dall'estero compra il nostro Blu-Ray di Zombi vuol dire che in fondo abbiamo lavorato bene.
 
Al di là dei classici quali sono i vostri progetti per il futuro?
 
AB: Innanzitutto vogliamo continuare il progetto di base, mantenendo la doppia uscita mensile con le Limited Edition. Il nostro obiettivo principale è crescere: Midnight Factory è un bambino che è nato due anni fa e sta progressivamente facendo i suoi passi. Si è passati dai primi brainstorming sulla selezione dei titoli, ai primi riscontri positivi sulla collana, all'espansione della proposta, fino a proporre titoli forti come Zombi: tante tappe che ci stanno facendo da cassa di risonanza anche per il futuro. Inizialmente erano i titoli a far parlare di Midnight Factory, ora l'obiettivo ambizioso è che il marchio diventi un punto di riferimento in grado di attirare i titoli belli e i produttori dei film. Riceviamo tantissime proposte di sceneggiature e quindi magari un domani potremo selezionarne alcune che diventeranno film e questo comporterà un ulteriore miglioramento nella qualità del prodotto che potremo seguire lungo tutto il processo produttivo.
 
In definitiva, tiriamo le somme di questa chiacchierata e di questi due anni di esperienze.
 
MG: Quando sei un appassionato e lavori per i festival, vedi tanti ottimi prodotti e ti senti frustrato dal fatto che in Italia non usciranno perché il mercato non ha una proposta in grado di sostenerli. Ma perché deve essere così? Ho tanti amici in Francia, in Svizzera, in Germania, che discutono di questi titoli come se fosse la normalità e io sono veramente stufo di considerare il mio paese di serie B, in mano ad avventori che cercano magari di fare il soldo facile, facendo uscire un film solo perché ne ricorda un altro. E parliamo del paese che ha avuto un cinema di genere assolutamente superiore al resto di tutte le altre produzioni europee, grazie a maestri come Lucio Fulci o Joe D'Amato, che poi sono stati riscoperti in ritardo, magari grazie alle parole di registi come Quentin Tarantino e al prezioso lavoro di Nocturno che ci ha creduto vent'anni prima! È un autentico paradosso culturale. Il torto dell'Italia è stato quello di non avere mai avuto un ruolo e una consapevolezza internazionale, a differenza della Francia, che ha difeso delle posizioni anche a volte totalmente sbagliate. E il tempo ha dato ragione a loro: ora la Spagna ha Balaguerò e la Filmax, la Francia ha Xavier Gens di Frontières o Pascal Laugier di Martyrs, noi siamo rimasti indietro. Midnight Factory per la prima volta affronta il genere in maniera seria, aperta al confronto con i fan, e con la convinzione che non dobbiamo più essere un mercato di serie B. Se il pubblico continuerà a seguirci le possibilità aumenteranno e ne vedremo delle belle.




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