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posted: 12.04.2003 @ 16:08

David di Donatello 2003: il ritorno (?) dell’uomo che non c’era

Un omaggio ai grandi (scomparsi) del cinema Italiano

SpaM reporting...

 Forse per vincere un premio bisogna esserci. O no?
Roman Polanski che a Hollywood non c'era per i noti guai con la giustizia americana a Roma, invece, era in prima fila (piazzato tra Stefania Rocca e Luca Barbareschi) per ritirare il premio per Il Pianista come migliore film. C'è da dire, però, che il regista era anche a Roma lo scorso dicembre per gli Oscar europei chiamati EFA quando fu il buon (si fa per dire...) Almodovar a soffiargli tutti i premi con Parla con Lei. E che dire di Daniel Auteil che, vincitore nel 1993, ha ritirato il David solo dieci anni dopo? Per non parlare di Roberto Benigni che pur essendo presente solo in video con un contributo preregistrato non ha vinto comunque nulla...

 Insomma, la serata dimostra che non esiste una regola precisa. Eppure come collocare la presenza del figlio di Gregory Peck a ritirare il premio per il cinquantenario di Vacanze Romane, peraltro uscito in una lussuosa edizione in Dvd? Il premio per procura ha un senso?

David di Donatello 2003: il ritorno (?) dell’uomo che non c’era
Siate "lapidari"...

 Più che giustificati, invece, Danilo Donati e Massimo Girotti per le loro rispettive assenze, essendo entrambi andati a visitare il grande cinematografo dei cieli, rispettivamente il dicembre e il febbraio scorsi. Mentre Girotti ha conquistato il premio come migliore attore protagonista, il maestro Donati è stato onorato con il David per i costumi e per la scenografia. Mentre il David di Girotti è stato ritirato da Ferzan Ozpetek, quelli di Donati sono andati al Lucignolo Kim Rossi Stuart.

 Tanto Donati non sarebbe venuto lo stesso a ritirarlo... basti pensare che gli Oscar gli sono arrivati per posta e uno - addirittura - gli è stato consegnato (verosimilmente senza vallette) dai carabinieri che lo avevano ritrovato dopo uno smarrimento nella corrispondenza. Tutto questo, poi, in una serata dedicata apertamente da Massimo Ghini alla memoria di Alberto Sordi, Leopoldo Trieste, Fiorenzo Fiorentini e Raf Vallone.


Troppa grazia Sant'Antonio (chi tanto e chi niente).

 Domenico Procacci candidato a tre premi diversi come produttore, ha vinto per Respiro di Emanuele Crialese, mentre il povero (anche qui si fa per dire) Gabriele Muccino è tornato a casa a boccasciutta. Dando, però, una lezione di stile a tutti quelli che ipotizzavano reazioni sconsiderate. Il sorriso non si è mai spento sul suo volto nemmeno per un momento. E non certo per i miliardi che ha già fatto il suo film...


Donne, Donne, Donne!!!

 Chi ama il cinema per le sue belle donne, nel premio David trova una sorta di gratificazione.

 Mentre Luciana Littizzetto scherza con un'affascinante e bravissima Lorella Cuccarini "Sono tette o tonsille quelle che hai lì?" è una parata di bellezze quella che anima la notte più brillante del cinema italiano: Claudia Gerini, Giovanna Mezzogiorno (David speciale per la più nervosa e commossa), Laura Morante, Valeria Golino, Donatella Finocchiaro e - ancora - Paz Vega, Sophie Marceau, Vanessa Incontrada, Nicoletta Romanoff, Stefania Sandrelli (David alla memoria di tanta beltade). Per non parlare della lunghissima lista di grandi bellezze disseminate tra le spettatrici non candidate. Dalla press agent Vanessa Bozzacchi all'ufficio stampa di 01 Annalisa Paolicchi. A dimostrazione che il fascino non è monopolio dell'altra metà dello schermo!

 Sono tornate a casa con i David, Giovanna Mezzogiorno e Piera degli Esposti. Quest'ultima nel "girone cadetto" delle migliori attrici non protagoniste dove era collocata insieme a Nicoletta Romanoff, Monica Bellucci, Serra Yilmaz e Francesca Neri.

Nota di servizio:
 Chi avesse notizie della vistosa bruna in penultima fila sotto a dove ero seduto io, con abito scuto e scollatura mozzafiato può mandare una mail con nome e numero di telefono a SpaM@dvdweb.it.

 Sì, lo so. Ha masticato una gomma in maniera vagamente sguaiata per oltre tre ore (ma di che materiale era fatta: polimeri della NASA?), ma - si sa - al cuor non si comanda...

 Lauta ricompensa al segnalatore! Foto autografata con dedica dei fondatori del sito, mentre danno da mangiare ai piccioni in Trafalgar Square a Londra ed esclamano "Ciao Alessandro!"


La vittoria (morale) di El Alamein

 Tre premi su cinque a El Alamein di Enzo Monteleone, film in procinto di uscire in una maxi edizione tripla in DVD con dentro il documentario I ragazzi di El Alamein e il film omonimo del 1958. Miglior montaggio, fotografia e suono in presa diretta per una pellicola trascurata ingiustamente in categorie come sceneggiatura originale, regia e film. Sconfitta, invece, che si poteva evitare quella per Pierfrancesco Favino uno dei più interessanti attori del cinema italiano, un ragazzo simpatico e gentile, oltreché bravo, sconfitto da Ernesto Mahieux de L'Imbalsamatore. Senza nulla togliere all'interpretazione del bravissimo attore napoletano sembra strano che un personaggio che vede dare il titolo al film sia considerato "non protagonista". Con questo ragionamento: King Kong, Godzilla e Lawrence D'Arabia sarebbero stati considerati "secondari"...


Balla con il Pupi.

 Sorprendente, meritata (e vagamente inquietante) la vittoria di Pupi Avati come miglior regista per Il Cuore Altrove. Se da un lato vale l'antico proverbio, Tra Ozpetek e Muccino prova a mettere il Pupino, d'altro canto l'affermazione di un vecchio ed eternamente giovane leone del cinema italiano, non può che riempire di gioia tutti i cinefili che si rispettino.

 Certo, il ruolo apicale nell'industria cinematografica di Avati come presidente fresco di nomina di Cinecittà Holding, proietta inevitabilmente strane luci su questa meritatissima vittoria. Ma in un paese dove ci sono ben altri conflitti di interessi, si tratta veramente di qualcosa di trascurabile.


La finestra sul cortile di fronte.

 Il premio per il miglior film è andato a La Finestra di Fronte di Ferzan Ozpetek che - tra gli altri - aveva visto il suo amico Andrea Guerra conquistare il David per la migliore colonna sonora.
 Un altro premio più che condivisibile e un risultato che non può che rendere felice chiunque ami il cinema come strumento per gli occhi e per la mente. Per la passione della memoria e per la memoria della passione dimostrata da Ferzan Ozpetek che - come ogni grande regista che si rispetti - ha saputo mostrarci l'invisibile.


David di Donatello 2003






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